#402 – Numerazione telefonica

Pillole di Bit
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#402 - Numerazione telefonica
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Negli anni il gesto di chiamare qualcuno al telefono è cambiato moltissimo. Siamo passati da alzare la cornetta e sperare che la persona sia a casa, a sapere che ognuno ha un telefono appresso, senza ricordarci il suo numero.

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Oggi siamo tutti abituati a comporre, per chi li compone ancora e non li ha salvati in rubrica, i numeri telefonici, usando un certo standard.
Qualunque sia il telefono da cui state avviando la chiamata, iniziate con uno 0, poi un blocco a 2, 3 o 4 cifre che identifica la città e poi il numero della persona da chiamare.
Ma non è sempre stato così, come non ci sono sempre stati i telefoni cellulari.

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Un tempo il telefono non esisteva.
Va bene, forse l’ho presa alla lontana.
Quando ero piccolo il telefono era a disco, non c’era la tastiera numerica, non c’era la rubrica digitale, accanto al telefono avevamo la rubrica cartacea con i numeri di amici e parenti e la SIP, il gestore unico della rete telefonica nazionale, ci portava ogni anno due libroni. Il primo era l’elenco telefonico della città con tutti i nomi, gli indirizzi e i numeri telefonici.
Il secondo le Pagine Gialle, con la lista di tutte le attività commerciali divise per categoria.
No, niente Google per cercare il numero della farmacia se serviva cercare un farmaco, si sfogliavano le Pagine Gialle.
La numerazione era divisa per centrali cittadine.
Per chiamare i numeri locali si doveva comporre il numero dell’utenza, che non cominciava mai per 0 o 1.
Nelle grandi città erano 8 cifre, in quelle più piccole 7, nei paesi 6 o 5.
Dovendo comporre spesso i numeri a mano, in genere, ci si ricordava a memoria i numeri più usati.
Io adesso non mi ricordo neanche quello del mio cellulare.
I numeri che iniziano per 1 erano numerazioni speciali, come i numeri di emergenza o i numeri verdi, all’epoca erano 167, non 800, il servizio clienti della SIP era 187, ad esempio, mi ricordo che c’era già il soccorso stradale dell’ACI 119, il 118 è arrivato dopo.
Le chiamate locali erano dette urbane, erano tariffate prima a singolo scatto alla risposta, poi venne inserita la TUT, tariffa urbana a tempo, uno scatto ogni tot tempo, le chiamate lunghe costavano di più.
Per chiamare fuori città era necessario anteporre il prefisso della città.
A seconda della dimensione della città e della lunghezza delle numerazioni, il prefisso si accordava di conseguenza.
Milano e Roma avevano la numerazione da 8 cifre, il prefisso era da 2, 02 e 06, per portare il numero a 10 cifre.
Ad esempio Torino e Genova, con le numerazioni a 7 cifre, avevano il prefisso a 3 cifre, 011 e 010, anche qui 10 cifre totali.
Le cittadine con i numeri più corti avevano, di conseguenza il prefisso da 4 cifre.
Ricordo il telefono di casa mia a Torino da 6 cifre, quindi a un certo punto hanno aggiunto la settima cifra gestendo in qualche modo il cambio.
Per chiamare fuori città si doveva anteporre il prefisso.
A questo punto la tariffa per fatturare la chiamata era detta teleselezione e gli scatti erano più ravvicinati nel tempo.
La bolletta era composta da un canone fisso e dalle chiamate effettuate.
Piccola nota sulla teleselezione. Nasce nel 1970, quando, per chiamare un’altra città, si poteva fare in autonomia con il prefisso e non passando da un operatore.
Arriviamo al 1990.
Il gestore delle telefonia in Italia è ancora SIP, monopolista pubblico, lancia il sistema di telefonia mobile, su rete analogica ETACS.
I telefoni cellulari, per essere raggiunti devono essere chiamati come teleselezione verso un’altra città. Tutti i numeri di rete mobile iniziavano con 033x e poi il numero di 7 cifre.
Nel 1994 SIP cambia nome e diventa Telecom Italia.
La parte mobile, viene chiamata Telecom Italia Mobile, TIM.
A partire dal 1995 arriva la concorrenza telefonica sulla rete mobile, ormai passata a GSM, con Omnitel.
Il prefisso del numero distingueva l’operatore mobile ed era importante, le chiamate tra operatori diversi erano carissime.
La portabilità del numero era ancora nei sogni dei clienti, come la ricarica senza il pizzo.
Nel 1998 avviene un cambio epocale con la numerazione.
Per telefonare anche nella stessa città si deve usare il prefisso davanti ad ogni telefonata.
Per chiamare da Torino un numero di Torino devo anteporre sempre lo 011, di fatto il numero telefonico comprende il prefisso della città e diventa univoco a livello nazionale.
Decade la tariffa in teleselezione e cambia tutta la numerazione.
Se il numero inizia con 0 è un numero di rete fissa
Se inizia con 1 è un numero speciale, tendenzialmente di emergenza o servizi particolari
Se inizia con 3 è rete mobile, tutti i numeri di cellulare perdono lo 0 davanti, questo accadde nel 2001
Se inizia con 8 è a tariffazione speciale, di solito 800 è un numero gratuito, 89 è un numero che costa molto.
Attenzione 800 è gratis per chi chiama perché chi paga è chi riceve la telefonata.
Più o meno nello stesso periodo arrivano gli operatori concorrenti a Telecom Italia sulla rete fissa.
Prima solo sovrapposti a Telecom, per instradare le chiamate con loro si doveva anteporre un ulteriore prefisso, poi con contratti dedicati con la possibilità di disdire il contratto di Telecom Italia.
Con il loro avvento è finita l’era delle chiamate tariffate a tempo ed è arrivata l’era delle chiamate comprese in un canone, escluse quelle verso la rete mobile.
Dal 2002 è stato possibile cambiare operatore mobile portando con sé il proprio numero di telefono, una grande conquista.
Con il cambiamento della numerazione con il prefisso obbligatorio abbiamo avuto anche una nuova possibilità con i numeri di rete fissa.
Se prima non potevano iniziare con 0 o 1, in quanto numeri speciali, adesso, che iniziano tutti con lo 0 e il prefisso, abbiamo la possibilità di avere più numeri disponibili, perché la parte dopo il prefisso può anche iniziare con 0 o 1, essendo di fatto all’interno del numero e non all’inizio.
Questa cosa ha generato dell’ilarità, almeno a Torino, ed è stato il motivo per cui mi è venuto in mente di scrivere questa puntata.
Abbiamo dei numeri del tipo 011 123 456 78, se spostiamo il primo numero fino al prefisso, sembra che il numero sia da sei cifre e il prefisso sia 0111.
In realtà abbiamo solo guadagnato 200.000 numeri in più per il distretto con il prefisso 011.
Poi la gente ha iniziato ad avere solo il cellulare con il quale le chiamate sono economiche ed è più facile bloccare lo spam e questi numeri extra, immagino, stiano diventando inutili.
Per chiudere la carrellata sulla storia delle telefonia, due parole sugli operatori mobili
Fino al 1990 c’era solo SIP su rete analogica ETACS
Nel 1991 si inizia con il GSM
Nel 1995 nasce TIM
A fine 1995 arriva Omnitel
Nel 1998 arriva Wind
Nel 1999 si aggiunge Blu
Nel 2000 si assegnano le frequenze del 3G
Nel 2002 arriva 3 Italia, unico operatore solo su rete 3G
Nello stesso anno Blu fallisce e i clienti vengono distribuiti tra gli altri operatori
Nel 2005 Omnitel passa a Vodafone
Più o meno nello stesso periodo iniziano a nascere gli operatori virtuali. L’operatore virtuale compra traffico d uno degli operatori principali e lo rivende sotto un altro nome, oggi il mercato ne è pieno
Nel 2013 si diffonde il 4G
Nel 2017 Nasce WindTre dalla fusione delle due compagnie
Nello stesso anno TIM e Vodafone patiscono la concorrenza degli operatori virtuali e lanciano i loro operatori low cost, Kena e HO, rispettivamente
Nel 2018 arriva Iliad
Nel 2020 viene lanciata la rete 5G, sono passati 6 anni e non siamo ancora morti, né controllati come robot, pazzesco
L’ultima grande acquisizione è di fine 2025, quando Fastweb ha comprato Vodafone, gli effetti si vedranno con il tempo.

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Il prossimo lunedì è festivo e, come consuetudine, il podcast e la mia voce si prendono una pausa.

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