
Quando una non notizia fa troppo rumore, è necessario intervenire. Sia per bloccare la non notizia, sia per spiegare che dare corda a notizie esagerate, a volte, può essere problematico e controproducente.
- Trainstats
- I DNS esteri devono adeguarsi al Piracy Shield
Per leggere lo script fai click su questo testo
Amazon ha mandato una mail ad alcuni clienti dei dispositivi Echo, si è scoperto a meno dell’1% dei clienti che usano questo tipo di dispositivi, dicendo che dal 28 marzo tutti i comandi vocali inviati ai dispositivi sarebbero stati inviati al cloud e non elaborati localmente.
Così a occhio in mezza Internet, stampa di settore, stampa generalista, in tutto il mondo, si è scatenato il putiferio.
Oggi, con calma, vedremo che non è cambiato niente.
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Per sapere come far parte di questo elenco vi rimando al capitolo un po’ più in là nella puntata.
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Una nota sulla puntata scorsa, al fondo vi ho lasciati con una domanda, se ve ne eravate accorti.
Ecco la risposta. La puntata delle batterie non l’ho scritta io. Ho preso l’articolo che vi ho messo nelle note, l’ho dato a Gemini e gli ho detto di trarre una puntata per un podcast, scrivendola con lo stile di 3 script di altre puntate che gli ho caricato.
Dopo qualche aggiustamento con le domande, ho ricavato uno script interessante che ho messo in puntata.
Ci ho messo un totale di 15 minuti a fronte delle solite 6-8 ore. La parte di AGCOM l’ho scritta io.
È stato un esperimento, di cui, se volete, se ne può parlare nel gruppo. Non ve l’ho detto subito, se no non ci sarebbe stato stimolo di discussione.
Prima di iniziare a parlare del caso in questione, serve dire alcune cose importanti.
La prima è che tutti questi sistemi a controllo vocale con microfono attivo, di qualunque marca siano, tranne il software che vi configurate voi dentro Home assistant, funzionano nello stesso modo, che è pressapoco questo da quando sono stati lanciati, Echo nel 2014, più di 10 anni fa.
Il dispositivo è un oggetto tutto sommato stupido, ha un microfono, un altoparlante e una connessione WiFi. Ce ne sono anche con il bluetooth e zigbee, ma per ora non servono al nostro scopo.
Il microfono è sempre acceso e ascolta tutto quello che viene detto intorno a lui.
Con la sua logica interna quando capta la parola d’ordine che non dico qui per non attivare quelli che eventualmente avete in casa, registra il comando e lo invia ai server del produttore.
Qui il comando vocale viene tradotto in testo, dal testo un sistema molto antico di intelligenza artificiale cerca di comprendere cosa è stato chiesto e vengono scatenate delle azioni, come una risposta cercata su Internet, l’accensione di una lampadina parlando con i server del produttore o tornando sulla rete di casa e comunicando direttamente con lei, riproducendo una canzone comunicando con un altro servizio cloud, tipo Spotify.
Questo è il funzionamento di base di ogni assistente vocale di ogni marca che potreste avere in casa da circa 10 anni.
Per chi li ha comprati, sono 10 anni che le registrazioni dei comandi finiscono nei server del produttore.
10 anni.
Chi ne parla oggi ha scoperto che l’acqua calda scotta.
Se avete qualche Echo, entrate nell’app che non posso nominare, Altro, Privacy ed ecco tutti comandi vocali che avete mandato. E non è ancora il 28 marzo.
Se sono sulla vostra app nel telefono, vuol dire che sono nel cloud del produttore.
Da termini di servizio, Amazon può chiedere a dei suoi dipendenti di ascoltare dei messaggi per debug, stava nelle condizioni che avete accettato quando avete comprato il primo ed è anche successo che ci sono stati dei problemi di assegnazione di comandi di un utente ad un altro, totalmente estraneo.
Errori che capitano, se siete malfidenti potrebbe essere altro.
Ma se siete malfidenti, direi che non avete di questi dispositivi a casa.
La stessa cosa succede quando interrogate l’assistente vocale di Apple o quello di Google, le richieste vanno nel cloud, vengono elaborate e arriva la risposta.
E, lo ripeto, se non fosse abbastanza chiaro, è sempre stato così.
Se volete una prova facile, prendete un assistente vocale, staccatelo da Internet, basta disattivare la WiFi del router di casa, e provate a chiedergli qualcosa.
Non vi sa dire neanche l’ora.
Perché tutto questo caos allora?
Perché esistono delle versioni di Echo Dot e Echo show che hanno a bordo un chip che permette di rispondere a certi comandi in locale, senza usare il cloud. Questa cosa, ad ora, funziona solo in Inglese e solo per il mercato americano.
La comunicazione era per quei pochi clienti che hanno questi dispositivi, perché da fine mese passerà tutto dal cloud.
Il dramma si è spostato allora sul “ho comprato un dispositivo e dopo averlo comprato mi hanno cambiato le condizioni d’uso”.
Vero, una cosa antipatica.
È successo più di una volta con Whatsapp e lo state ancora usando
È successo sicuramente più di una volta con la vostra banca, magari l’avete cambiata ed è successo anche con la nuova.
Sarà sicuramente successo con il vostro operatore telefonico, con Ehiweb, a me ancora no.
La società di noleggio auto free floating mi manda una mail con il cambio di condizioni in media ogni 3 mesi.
Hanno cambiato i termini e le condizioni del vostro stipendio, modificando le tasse e le trattenute quante volte negli ultimi anni?
E potrei andare avanti ancora parecchio.
Aggiungo, che questa ansia del “mandiamo le cose al cloud che è brutto e cattivo” è solitamente focalizzata solo su alcuni flussi di dati, quando ci si dimentica di molti altri.
Quanti bot su Telegram usate per i servizi più disparati, senza esservi mai posti la domanda su dove e chi tratta i dati che state dando loro?
Quante app aprite, accettate i termini e non sapete che tutto quello che fate al loro interno finisce sui server di qualcuno in chissà quale parte del mondo?
Credo che si debba cercare di essere un po’ coerenti.
Se avete deciso di avere un microfono sempre aperto in casa a cui chiedere cose, perché è comodo, fa figo, vi piace, tenetelo, da marzo non cambia niente.
Se questa cosa vi dà fastidio, non compratelo e non avreste dovuto comprarlo già da tempo.
Se con il tempo vi siete ravveduti e avete fatto un pensiero razionale, avete capito che questa cosa non vi piace, siete sempre liberi di prendere il dispositivo e fare alcune cose:
Potete resettarlo e venderlo sui canali dell’usato
Oppure potete regalarlo ad un amico, ma prima spiegandogli perché ve ne volete disfare, in modo serio, senza allarmismi. Magari fategli ascoltare questa puntata.
In ultima istanza potete gettarlo via, ma portatelo al RAEE, che lo smaltiscono nel modo più corretto, non gettatelo nel cestino o a bordo strada.
Chiudo con una riflessione.
Chi ha rilanciato la notizia catastrofista, ha avuto un grande seguito, perché Amazon è il male, ti ascoltano ti spiano, sono anche arrivati a dire che dal 28 marzo ci sarà un flusso audio per ognuno delle centinaia di milioni di Echo sparsi per il mondo h24 7 giorni su 7 verso i server amazon.
Riflettete un attimo, avete idea di quanta banda, storage e capacità di calcolo servirebbe?
Chi ha ridimensionato la cosa è stato bellamente ignorato.
È necessario dare il giusto peso alle notizie, senza farsi guidare dalla pancia, se no poi ci si trova un biondo a governare che pensa che i topi transgenici siano transgender.
Questo podcast vive perché io lo produco, lo registro e lo pubblico settimana dopo settimana o quasi. Ma continua ad andare avanti perché la soddisfazione di vedere le notifiche delle donazioni mi spinge a fare sempre nuove puntate, come ringraziamento e impegno nei vostri confronti. Se esce ogni settimana è grazie a voi.
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Provateli, non tornerete più indietro.
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Ultimamente si sente parlare fin troppo spesso di disagi sulla rete ferroviaria per guasti, questa cosa genera ritardi, cancellazioni e molte parolacce e santi che scendono dal cielo.
Nel nostro piccolo, ovviamente, non possiamo farci nulla, vi offro però un sito, veloce e di facile consultazione, con le statistiche in tempo reale di tutta la circolazione ferroviaria, con ritardi, cancellazioni, notizie e tutto quello che vi potrebbe interessare sulla circolazione dei treni. È su altervista e ha una marea di funzionalità davvero interessanti, fateci un giro.
Funzionerà fino a quando qualcuno spegnerà le api pubbliche di viaggiatreno a cui si appoggia.
Hanno anche un canale Telegram e un account su bluesky
Ed eccoci a tornare della solita cosa, perché il Tribunale di Milano ha esteso la quantità di DNS esterni di grande utilizzo che dovranno rispettare gli ordini imposti dalle autorità italiane, autorità come la Lega Calcio.
Ci sarebbe da ridere e invece no.
La scusa è sempre la pirateria.
Se con le azioni tempestive, tutti i DNS nazionali bloccano gli accessi ai siti pirata, non risolvendo il nome, tutti sanno ormai che basta cambiare i DNS al proprio computer, si fa in meno di 10 click, per aggirare il blocco.
Ma se anche i DNS esterni adesso hanno l’obbligo di applicare le restrizioni la cosa si fa complicata.
Come sempre il problema non è la pirateria, che è sempre giusto che venga abbattuta.
Il problema è la deriva autoritaria in atto dei governi.
Una volta che hai l’arma per il blocco totale di determinati siti, quanto ci va per bloccare quello che non ti piace?
Lo definisci pirata e il gioco è fatto.
Una piccola percentuale in Italia sarà in grado di aggirare i blocchi, quanto più questi saranno pervasivi, tanto più piccola sarà questa percentuale.
A un certo punto sarà anche perseguitata.
Attenti, adesso, quello che è per salvaguardare i nostri bambini è già qualcosa che ci toglie libertà, lo abbiamo già visto.
Quello che è contro la pirateria non sono altro che le prove generali per vedere se funziona bene, per poter poi bloccare altro.
Questa puntata di Pillole di Bit è giunta al termine, vi ricordo che se ne può discutere nel gruppo telegram e che tutti i link e i riferimenti li trovate sull’app di ascolto podcast o sul sito, non serve prendere appunti.
Io sono Francesco e vi do appuntamento a lunedì prossimo per una nuova puntata del podcast che, se siete iscritti al feed o con una qualunque app di ascolto vi arriva automagicamente.
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Grazie per avermi ascoltato
Ciao!
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